Terni: CortoFonino™ International È definitivo il programma del CortoFonino International, rassegna con il meglio dei cortometraggi girati col cellulare provenienti da tutto il mondo: filmati inediti commissionati per l’evento, ospiti dal Centro Pompidou e casting per un serial movie che sarà trasmesso sui telefonini.
Il 25 e 26 maggio 2007 si svolgerà a Terni il CortoFonino International, rassegna con il meglio dei cortometraggi girati col cellulare provenienti da tutto il mondo.
Sulla base di queste opzioni di fondo si sono sviluppate, dal 1998, a oggi numerose iniziative. La prima di rilievo è stata la mostra Archeologia industriale negli Stati Uniti esposta a Palazzo Gazzoli nel novembre-dicembre 1998. Essa è stata affiancata dalla mostra Galleto: la memoria e l’immagine di un documento (organizzata dalla Provincia di Terni), dalla presentazioni di libri, da una tavola rotonda sul futuro dell’acciaio e dal convegno La Conca Ternana e i monumenti della produzione. Per un parco archeologico-industriale. è stata questa l’occasione per costruire un solido rapporto con l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI) che ha portato nel settembre del 2000 al convegno su normative, politiche e strumenti per il patrimonio industriale “Beni Culturali della Civiltà Industriale: distruzione, tutela, valorizzazione” che ha rappresentato un momento di svolta per quanto concerne la ridefinizione del campo disciplinare e le coordinate dell’intervento nel settore. Si è, inoltre, predisposto uno specifico progetto di formazione che nel 1999 ha “prodotto” un corso (finanziato dalla Provincia di Terni) per diplomati e laureati per “Operatori dei beni culturali della civiltà industriale”, a cui nel 2000 se ne è affiancato un’altro, svoltosi a Narni e finanziato dalla Regione dell’Umbria, per “Operatori di reti informatiche dei beni della civiltà e della produzione industriale”.
Una proposta ambiziosa, che capitalizza venticinque anni di dibattito, d’attenzione e di parziali realizzazioni nel campo della tutela e della valorizzazione dei monumenti industriali (la monumentalizzazione della Pressa, il recupero delle ex Officine Bosco, l’acquisto dell’ex stabilimento elettrochimico di Papigno, il Museo delle Armi, la catalogazione scientifica di stabilimenti dismessi o ancora attivi, ecc.).
È questo il progetto dell’ICSIM relativo al patrimonio industriale della Conca Ternana, che si configura come un ulteriore passo avanti rispetto a quanto è già stato fatto, ponendosi in rapporto con le più avanzate esperienze straniere e italiane.
Gli assi portanti del progetto sono molteplici, essi partono dalla consapevolezza che la Conca Ternana (dalla Valnerina a Piediluco a Nera Montoro) rappresenta, dal punto di vista dell’industrializzazione, un caso unico in Italia e, per molti aspetti, in Europa. Nel territorio, nel corso di oltre due secoli, si affermano diverse tipologie industriali: dalla protoindustria, allo sviluppo di significative esperienze tessili e meccaniche, fino ad arrivare alla siderurgia, alla chimica e all’elettricità. Questa molteplice attività fa della Conca Ternana un paesaggio unico, che va tutelato e valorizzato – come è avvenuto in altre realtà europee – attraverso l’istituzione di un parco archeologico industriale a cui rapportare un’attività museale che descriva e documenti i modi attraverso cui il territorio si è modificato. Ciò pone un secondo nodo, ossia la necessità di conservare, tutelare e rendere disponibili attraverso un’attenta e costante attività di inventariazione la documentazione relativa alle diverse realtà produttive, costituendo un archivio economico territoriale che assuma come punto di riferimento il modello tedesco. Da ciò la terza caratterizzazione del progetto che, utilizzando il carattere di struttura formativa dell’Icsim, punta a formare figure professionali specifiche sia sul piano degli operatori museali di settore, che degli schedatori e dei catalogatori di edifici e macchinari per giungere infine agli archivisti d’impresa e di documentazione economica
Archeologia industriale
La conca ternana , dalla Velnerina a Nera Montoro, costituisce uno dei più importanti siti archeologici industriali presenti in Italia ed in Europa. A partire dalla seconda metà dell’800 Terni e il ternano subiscono una profonda rivoluzione industriale che ha interessato tutto il territorio, incidendo profondamente sulla sua fisionomia e determinandone anche le linee di sviluppo successive.
Le motivazioni che hanno determinato questa drastica soluzione di continuità nello sviluppo socio-economico del territorio vanno fatte risalire principalmente a due fattori determinanti : motivi strategico-militari , la zona è situata al centro dell’Italia ma soprattutto per l’abbondanza dell’energia , idraulica prima elettrica poi. Numerose sono le fabbriche che sorsero lungo il Nera. Nell’arco dunque di tempo relativamente breve si creò una stratificazione di realtà produttive presenti in settori diversi e rispondenti a fasi diverse. Queste fasi dell’industrializzazione mutarono l’ambiente e il contesto urbano. La conca ternana venne profondamente segnata nel suo processo.
L’industria trasformò irreversibilmente gli ecosistemi modificando gli aassi gravitazionali della città e delle realtà i circostanti. Si sviluppò intorno alle fabbriche un reticolato abitativo fatto di case e villaggi d’operai , di strutture assistenziali , di scuole e centri di formazione che determinarono un nuovo volto delle realtà urbane (Terni e Narni) Gran parte degli stabilimenti nati nel corso dell’800 e nei primi decenni del ’ 900 sono in disuso, sono stati distrutti o radicalmente modificati. E’ il caso delle fabbriche tessili e della Siri, già sede della Ferreria pontificia , a Terni. Sul patrimonio industriale della conca ternana esiste ormai da anni un lavoro di catalogazione scientifica d’edifici e macchinari. Nel 1884 nasce quella che fu poi definita la più bella officina siderurgica del mondo , quella che ora è conosciuta come Acciai Speciali Terni.
Enogastronomia La cucina ternana si rifà a valori semplici, caserecci ed ecco quindi grazie anche ad una natura incontaminata che ne garantisce sapore e genuinità. Ecco pertanto che i prodotti di queste zone, grazie anche all’agricoltura biologia ed al rispetto delle migliori tradizioni garantiscono un prodotto dalle alte qualità.
Le ricette di Nonna Rosa

Nonna Rosa nasce figlia De’ la sora Sistilia, famosa negli anni 40-50, perché l’unica ad attingere acqua alla sorgente di Sangemini, per antica concessione, ancor oggi perpetrata dall’erede Rosa. Tenutario di vecchie ricette tramandate per generazioni fatte di ingredienti genuini, autoctoni e poveri, come era il cibo nella Cesi di qualche tempo fa’.
I Vini
L’olio
Altro tipico prodotto del territorio è l’olio che ha particolari caratteristiche tali da renderlo particolarmente pregiato grazie al suo basso grado di acidità, inferiore all’1%. Anche per l’olio, nel mese della produzione, vi è la possibilità di degustare il prodotto nel corso della manifestazione “frantoi Aperti”. Come gustare l’olio? una semplice bruschetta garantisce la possibilità di assaporarne il gusto di un prodotto antichissimo.
Non da meno i secondi piatti, con arrosti di carne caprina, ovina o bovina oppure selvaggina (faraona alla leccarda), per poi concludere con i prodotti della norcineria ed i formaggi morbidi o stagionati, dolci o piccanti.
Lo Spirito dei Luoghi
“Per chi non è ternano ” …è questo l’incipit ricorrente che il sindaco di Terni Raffaelli ha posto ad introduzione della pubblicazione illustrata (op. cit; p. 6).
Ma il libro vuol rendere giustizia ad una terra quasi dimenticata, a promuoverla e farla conoscere attraverso stupende illustrazioni e dimenticare che col tempo il fragore delle acque è stato rimpiazzato dal “fragore” del ferro della nota acciaieria di Terni.
Ci ha pensato il Professore Attilio Brilli – docente di Letteratura Anglo-Americana presso l’Università degli Studi di Siena (sede di Arezzo) – assieme a due collaboratrici (Simonetta Neri e Gabriella Tomassini) a illustrare con riproduzioni pittoriche e memorie dei grandi della storia letteraria (tra Cinquecento e Novecento) una terra che valeva la pena e si doveva far conoscere e promuovere di concerto con l’Assessorato alla cultura e Assessorato al Turismo del Comune di Terni . La pubblicazione trova il giusto posto nella vetrina di quel grande lavoro di ricerca che il professor Attilio Brilli ha svolto nel corso degli anni sul “Grand Tour”, tanto che ne è stata fatta anche una splendida mostra in loco nel 1999.
Viaggiatori per antonomasia sono stati i coniugi Pennell che a bordo della loro rudimentale bicicletta (chiamato “velocipede” e brevettato dallo stesso Pennell) hanno esportato immagini da loro disegnate di questa terra e svariate memorie. Ma le memorie sono anche di un Michel Eyquem de Montaigne, Joseph Addison, Christian Andersen e il Marquis de Sade tra i più noti.
“Per un ternano delle ultime generazioni è stato normale nascere, crescere e vivere stretto tra il monumento acqueo della Cascata e quello di ferro e di fuoco dell’acciaieria, dentro un’asimmetria profonda: più aumentava il peso del ferro, più diminuiva quello dell’acqua, incanalata nelle turbine, per produrre energia fino a lasciare secco il costone roccioso sottostante la valle del Velino per quasi tutta la settimana salvo l’irrorazione turistica domenicale che si era ridotta, negli anni Ottanta, a poche ore .” (Raffaelli, P. in op. cit., Federico Motta ed., Milano, 2002; p. 6).
Così in poche righe il Primo Cittadino di Terni illustra al lettore la situazione economica e sociale della provincia di memoria Albornoziana della fine del secolo scorso.
Prima di questa mirabile iniziativa, a fare da eco alle meraviglie del territorio ci aveva pensato anche il comico toscano Roberto Benigni che a pochi passi da Terni aveva allestito i set cinematografici degli ultimi suoi lavori: “La Vita è Bella” (premio Oscar 2000) e “Pinocchio”.
Raffaella Cavalieri nell’introduzione al periodo tra Cinquecento e Seicento ci informa che i primi viaggiatori del tempo (tra cui, Nicolas Audebert, Michel E. de Montagne…) riportavano memorie della conca di Terni come un territorio particolarmente fertile, in cui crescevano rape smisurate, sia olivi, aranci e limoni.
In particolare la terra delle sponde del fiume Nera, presso Narni, si comportava in maniera singolare (fangosa nei periodi secchi e polverosa nei giorni di pioggia).
La cosa ancor più strana è che col passaggio al XVIII secolo si riscontrano nelle memorie dei viaggiatori del “Grand Tour” in Italia tematiche del tutto differenti.
I riferimenti alla Natura e ai paesaggi sono limitati ai secoli XVI e XVII (cfr. Cavalieri, R., in Cinquecento e Seicento, op. cit., p. 16).
Sulle orme di San Benedetto per Chiese e Abbazie.
Benedetto, che nacque a Norcia e visse nella prima metà del VI secolo d.C., fu l’iniziatore di quell’Ordine Benedettino che fu, con quello Francescano, tra i più importanti del Medioevo. I benedettini contrapponevano all’ascetismo tipico del monachesimo orientale la regola Ora et Labora, cioè la fusione tra la vita contemplativa e l’attività pratica.
Fu questa formula che oggi definiremmo “di successo” a produrre tanti adepti e a favorire la costruzione di abbazie e monasteri in tutta Italia e ed in particolare in Umbria.
I monasteri di quei tempi erano veri e propri centri economici e culturali: avevano terre, granai, contadini, magazzini, ma avevano anche biblioteche e monaci amanuensi che, pazientemente, trascrivevano quei testi latini e greci grazie ai quali conosciamo quella letteratura e quella cultura.
Le tappe degli itinerari benedettini nell’Umbria meridionale comprendono dei veri e propri gioielli architettonici: l’Abbazia di San Pietro in Valle a Ferentillo è uno di questi.Escursione per “immergersi” nelle acque del Comprensorio Ternano
L’umbria è una regione non bagnata dal mare eppure ricca d’acqua. Questa ricchezza caratterizza soprattutto il comprensorio ternano, dove l’acqua, oltre a contribuire a creare paesaggi e ambienti naturali suggestivi e di eccezionale bellezza, come nel caso della Cascata delle Marmore, ha consentito alla fine del XIX sec. l’avvio dello sviluppo industriale dell’area.
Alla base di questo processo economico e sociale ci fu la nascita delle prime centrali idroelettriche (la prima fu quella di Galleto, nei pressi di Papigno), favorita dai numerosi percorsi d’acqua che si concentrano nel territorio ternano.
L’acqua in quest’area produce uno scenario indimenticabile: la Cascata delle Marmore, che il fiume Velino forma precipitando nel Nera in tre spettacolari salti per complessivi 165 m., facendone la cascata più alta d’Europa; tuttavia, la Cascata, pur offrendo uno spettacolo di eccezionale bellezza, non è creato dalla natura, ma è il risultato di molteplici interventi eseguiti nel corso dei secoli dall’uomo per impedire i frequenti fenomeni di straripamenti.L’importanza dell’acqua per il territorio di terni e della Valnerina è racchiusa nel nome con cui la citta’ di terni era conosciuta in epoca Romana: Interamnes, cioè “città tra le acque” (il fiume Nera e il torrente Serra, uno dei suoi affluenti).
Il Nera è il fiume che attraversa Terni; nasce dai Monti Sibillini ed il suo ingresso nel territorio ternano inizia nella parte meridionale della Valnerina (la stretta valle in cui il Nera si insinua subito dopo Visso). A Marmore il Nera raccoglie le acque del Velino nella Cascata, per poi proseguire il suo corso verso Terni.
Il tratto della Valnerina ternana che arriva fino alla Cascata delle Marmore è stato riconsciuto come area protetta (Parco Fluviale del Nera , costituita prevalentemente da macchia mediterranea e da boschi; è possibile avere un contatto diretto con questa natura aspra, anche se addolcita dalle coltivazioni di oliveto che ricoprono le colline dei dintorni, percorrendo i vari sentieri che si snodano in tutta l’area (segnaliamo in particolare i sentieri trekking panoramici del Belvedere Penna Rossa).
Per gli amanti dello sport, quest’area offre numerose possibilità: rafting e canoa (sul fiume Nera), arrampicata sportiva, discesa nelle grotte (con l’ausilio di guide) oppure le più rilassanti passeggiate in mountain bike o a cavallo.
Inoltre questo territorio è ricco di storia, come testimoniano i numerosi borghi incastonati sulle alture, dai quali si gode di un panorama spettacolare.L’acqua nel territorio di Terni è anche salute e benessere; sono molte, infatti, le fonti di acque minerali che sgorgano in questa parte dell’Umbria, tra cui le più rinomate sono quelle dell’Amerino e di Sangemini , che si trovano a pochi chilometri dal centro di San Gemini, appunto, in un parco la cui vegetazione è costituita da pini e querce secolari.
La presenza di queste acque fu una delle cause che favorirono la nascita nelle vicinanze della città romana di Carsulae ( i cui resti sono ancora oggi visibili all’interno del parco archeologico di Carsulae – 3 km da San Gemini).
Utilzzate in epoca romana per alimentare le terme di Carsulae, oggi le acque di Sangemini sono particolarmente apprezzate in pediatria e nella cura dell’apparato digerente.
In prossimità di Acquasparta, località situata a 20 km da Terni, si trovano le Fonti dell’Amerino; queste acque, consigliate soprattutto nella la cura delle affezioni delle vie urinarie, sono comunemente chiamate “del Poverello d ‘Assisi”, poiché si narra che San Francesco le bevve per alleviare i suoi dolori fisici.Ciboviaggiando consiglia:
Riti e miti della cucina ternana
Il Pampepato - Dolce Ternano per eccellenza
Il gusto e la tecnica di preparazione, nonché gli ingredienti fanno pensare a una rivisitazione della bevanda Messicana delle popolazioni Incas e Aztechi: il Xocoatl, con cacao in polvere, acqua e peperoncino.
Dalle parti di Narni, invece tutto prende forma e consistenza e si chiama Pampepato (il Computer corregge con il senese Panpepato, con la “n ”, ma questa è un’altra storia, un altro luogo e un’altra cultura).
Si dice che il Pampepato sia un dolce che proviene dai Balcani, dalla Turchia in particolare, la cui preparazione primordiale risale a circa 500 anni fa . Non si sa come e per quale via sia giunto in Umbria ma sembra che agli abitanti di Narni e Terni sia piaciuto alquanto tanto da eleggerlo a dolce natalizio.
Se non c’è il tradizionale dolce con cioccolato e pepe la tradizione perde d’importanza quasi poché di generazione in generazione essa si è tramandata.
Ne forniamo qui gli ingredienti: frutta secca, noci, pinoli, nocciole, uvetta, mandorle, frutta candita, miele e mosto cotto, spezie (cannella, noce moscata e pepe).
Al gusto risulta dolce e speziato allo stesso tempo, con un leggero pizzicore che non guasta…anzi!
Il Consorzio Pampepato Ternano è nato con lo scopo di tutelarlo e promuoverlo tanto da riuscire a fargli ottenere il marchio di qualità e il riconoscimento di D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) ufficiale.Spaziando sulla cucina ternana arrivata intatta e promossa tutt’oggi nei ristoranti locali si approda a ricette e prodotti di tutto rispetto e qualità. Una visita in quest’area può diventare più piacevole se ci si ferma in uno dei ristoranti tipici o agriturismi della zona per gustare le specialità gastronomiche: tra i primi piatti, a farla da padrona sono le Ciriole, (Manfricoli a Narni, Picchiarelli a Sangemini…): una delle tantissime varianti della semplice e povera pasta ottenuta dall’impasto di acqua e farina, e condite con molteplici sughi, come le Ciriole all’aju oju e pommodoru (Ciriole aglio, olio e pomodoro, ovvero le tipiche Ciriole alla ternana), le Fettuccine, gli Stringozzi al tartufo , gli Gnocchetti alla collescipolana, i Frascarelli, gli Gnocchi di castrato (con il sugo di pecora). Fave con le cotiche alla Ternana
Cucina e Ricette di Terni